URBAN STRANGERS UN ANNO DOPO: “CON DETACHMENT ABBIAMO CREATO LONTANI DAL CAOS”

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C’è stato un momento in cui il duo di ventenni napoletani, Urban Strangers, ha dovuto chiudere la porta alla celebrità. Appena usciti dal talent show X Factor (dove erano dati per favoriti alla scorsa edizione) hanno pubblicato l’EP RUNAWAY ed effettivamente erano inseguiti. Da tutti: addetti ai lavori, discografici, ragazzine innamorate. “Non è che ci siamo arrivati sprovveduti – commentano oggi Gennaro Raia e Alessio Iodice – perché abbiamo sempre suonato la nostra musica con strumenti ed eravamo in giro nei locali da tempo. Certamente però, per andare avanti avevamo bisogno di distacco”. E così è nato Detachment, il nuovo disco di 12 pezzi, “Il nostro vero primo album”, dicono ora.

Ci spiegate questo distacco che vuol dire?
Eravamo in una situazione strana e provavamo sensazioni strane. Volevamo goderci il momento ma anche guardarci da fuori per capire cosa stava succedendo. Abbiamo così lasciato le folle e ci siamo rintanati nel nostro studio con la persona di cui avevamo più fiducia, il nostro produttore Raffaele Rufus Ferrante. Sono uscite delle canzoni con influenze diverse che hanno tutte dei pensieri dietro molto importanti.

Avete composto tutto in inglese?
Sì è più facile per noi, siamo abituati e siamo sicuri che l’italiano è la nostra lingua madre importante ma non la partenza. Quando ci sveglieremo un giorno e sentiremo l’esigenza, sicuramente l’adotteremo.

Che temi avete affrontato?
Non esiste un prima o un dopo il successo, noi siamo il presente, siamo quello che siamo. Per questo il disco esprime a pieno quello che siamo oggi. Non abbiamo cercato di essere alternativi a tutti i costi. Parliamo in SO di quanto c’è bisogno per giovani come noi di una persona che ti possa seguire e indicare la strada giusta. IF invece è un brano sul distacco psicologico emotivo e sentimentale da un’altra persona. Ma in effetti può essere anche dalla vita, perché parla di come l’abuso di medicinali può provocare una sensazione di alienazione che non è affatto positiva.

Sentite la responsabilità per quanti vi ascoltano?
La realtà è dura ma le nostre parole non sono mai offensive e cerchiamo di non usare toni forti. Lo sappiamo che ci sono molte giovani che ci seguono ma nei concerti vediamo anche che la nostra musica è adatta a tutte le età. L’inglese in questo aiuta molto, sia nella vocalità che nel modo di esprimere i concetti.

Come riguardate all’esperienza di X Factor oggi?
Non ci ha tolto niente, anzi. Nonostante la confusione iniziale, abbiamo imparato a gestire il rapporto coi fans, le nostre ansie. A volte pensiamo: ci dobbiamo calmare e quella è stata una bella prova. Ovviamente siamo legati alle nostre origini e non abbiamo voluto lasciare Somma Vesuviana per niente al mondo. Siamo contenti di poter ancora lavorare vicino casa, in un posto che non sembra un luogo di lavoro.

Christian D’Antonio

Avatar About Christian D'antonio

Christian D'Antonio (Salerno, 1974) osserva, scrive e fotografa dal 2000. Laureato in Scienze Politiche, è giornalista professionista dal 2004. Redattore di RioCarnival. Attualmente lavora nella redazione di JobMilano e collabora con Freequency.it Ha lavorato per Panorama Economy, Grazia e Tu (Mondadori), Metro (freepress) e Classix (Coniglio Ed.)

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