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STAR ACADEMY, TALENT MA NON TROPPO

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DiChristian D'antonio

Set 28, 2011

Bando ai pianti e agli intrighi da reality. Facchinetti junior presenta la sua squadra: «Mai avuto un team così».

MILANO, 28 settembre – iniziamo dalle differenze: Star Academy non è X Factor (tranne che per lo studio e il conduttore che sono gli stessi) perché non si vince niente, i 16 concorrenti frequentano l’accademia ma poi possono uscire, si canta tutti in coro, mai esibizioni da soli. È tutto dal vivo con un’orchestra di 18 elementi. Vi basta per farvi venire curiosità? La presentazione del nuovo talent di Rai 2 si è svolta in un clima da dolce vita a Milano. Mai visti, tranne forse a Sanremo, ma quello degli anni azzeccati, tanti volti noti sotto un solo tetto. C’erano Francesco Facchinetti, i 4 giurati (Ornella Vanoni, Roy Paci, Nicola Savino, Lorella Cuccarini) e i tutor dei concorrenti (Mietta, Ron, Gianluca Grignani e Syria). In più un esercito di executives Rai e Endemol, case discografiche assetate di nuove stelle (da spremere o far crescere?), uffici stampa in assetto d’attacco.

foto: Christian D'Antonio

Le premesse buone ci sono: i 16 talenti non sono proprio degli sprovveduti, sono tutti provenienti da esperienze artistiche diverse ma oscurate dall’oblio della dura gavetta. «Li abbiamo presi per strada, su youtube, su consiglio di produttori e negli archivi Rai» dice il presentatore. Questa modalità di reclutamento farà sicuramente discutere (dove sono i democratici provini infiniti che ci regalavano il meglio di Morgan-Ventura?). «Non potevamo fare le audizioni di massa perché non abbiamo un nome, sebbene Star Academy sia il padre di tutti i talent». Lo è perchè partì nel 2002 all’estero assieme a Operazione Trionfo che arrivò su Mediaset con un Miguel Bosè ancora incerto.

Le selezioni, da quello che si è visto come “anteprima”, premiano in un certo senso la qualità e lo spessore degli aspiranti star. I tutor dicono di aver parlato con loro e che sanno il loro fatto. Morgan si arrabbiava come un matto quando i suoi pupilli non conoscevano Queen e Stones. Questi, a detta di Ron, sono fan di Amy Winehouse e Damien Rice.

Ma è inutile guardare indietro, qui sembra tutto cambiato («Basta con i drammi e le lacrime, sarà tutto all’insegna della leggerezza» promettono all’unisono) anche se è la musica a rimanere l’elemento chiave come nelle altre declinazioni degli show di tv pubbliche, private e a pagamento. «Non ci sarà un premio finale perché i soldi che promettevamo in passato erano solo fuffa. Quel che conta è la passerella, essere notati dai piani alti e fare carriera» dice Facchinetti, che solo qualche mese fa si affannava a ripetere sgolandosi dei 400mila euro messi in palio. E se nessuna etichetta si facesse avanti? Il vincitore lo produrrà Rai Trade (non è assicurato il passaggio a Sanremo questa volta).

In ogni caso Simona Ventura ci aveva visto giusto: Facchinetti resta istrionico e simpatico. Forse ancora di più ora che non c’è l’enfasi del talent rassicurante e collaudato. Andrà al posto di Santoro («ma mi ha assicurato che mi guarderà»), probabilmente contro i suoi ex amici di X Factor su Sky («Ancora non so se lo spostano»). Questo è un nuovo debutto, per la squadra, per la tv e per lui stesso. Scherza già sulla strana assomiglianza tra Roy Paci e Savino, i due giurati meno conosciuti alla massa che però nei loro campi sono dei professionisti celebrati. Provoca la Cuccarini («Come farai a essere cattiva, tu che sei così accogliente?») e si inginocchia davanti alla Vanoni. La Signora è la vera sorpresa dello show. Per la sua esperienza, per la sua leggendaria (è il caso di dire, anche se lei rifugge i complimenti) storia discografica. E perché promette di fare uno show nello show. Facchinetti: «Ornella, spero tanto che non ti facciano aspettare dietro le quinte perché ho visto quanto ti sei incazzata con la Bianchetti quando ti ha fatto attendere». E lei,  ripensando al Sanremo di qualche anno fa (imperdibile, guardate:

http://www.youtube.com/watch?v=2Dy2c5da0vQ) ribatte: «Ma quella non capisce niente, ma chi l’ha messa lì?». Insomma, non proprio politically correct. E che lo faccia una signora non più giovanissima è davvero sbalorditivo. Che vinca il migliore, ma Ornella è la più rock di tutti.
CHRISTIAN D’ANTONIO
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Christian D'antonio

Christian D'Antonio (Salerno, 1974) osserva, scrive e fotografa dal 2000. Laureato in Scienze Politiche, è giornalista professionista dal 2004. Redattore di RioCarnival. Attualmente lavora nella redazione di JobMilano e collabora con Freequency.it Ha lavorato per Panorama Economy, Grazia e Tu (Mondadori), Metro (freepress) e Classix (Coniglio Ed.)